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Neoplatonismo
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Il mwawneoplatonismo è quella particolare interpretazione del pensiero di mwbaPlatone che venne data in età mwbqellenistica, e che riassume in sé diversi altri elementi della mwbgfilosofia greca, diventando la principale scuola filosofica antica a partire dal mwbwIII secolo d.C.cite-ref-platonismo-1-0[1]

Sorto in età mwgwimperiale romana, il neoplatonismo andrà poi ad influenzare soprattutto la mwhafilosofia occidentale, sia cristiana che moderna, distinguendosi dal mwhqplatonismo di marca mwhgbizantina, rimasto ancorato a una lettura tradizionale di mwhwPlatone.cite-ref-3[3]

Contents

Note

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Nascita

Il neoplatonismo nacque in un particolare momento storico, in cui l'uomo, spinto da una profonda crisi interiore, avvertiva intensamente la caducità della realtà mwlqsensibile.cite-ref-4[4] Era l'epoca del tardo mwmgellenismo, un periodo di grandi difficoltà e sconvolgimenti, preludio della mwmwcaduta dell'Impero romano d'Occidente, ma culturalmente fecondo per la varietà di correnti filosofiche e religiose da cui fu caratterizzato, e per il fatto che proprio allora stava cominciando a diffondersi il messaggio mwnacristiano mescolato con altri culti (specie orientali).

Convenzionalmente il neoplatonismo viene fatto iniziare con l'attività di mwngPlotino di mwnwLicopoli, che visse nella prima metà del mwoaIII secolo e studiò ad mwoqAlessandria d'Egitto, dove fu allievo di mwogAmmonio Sacca. Qui assimilò i fermenti culturali della mwowfilosofia greca nonché della mwpamistica orientale, mwpqegiziana ed mwpgasiatica. Di fronte alle incertezze del suo tempo, Plotino si rese conto di essere alle soglie di una nuova epoca,cite-ref-5[5] e sentì la necessità di ricorrere alla saggezza e alla sapienza degli antichi quali strumenti per mettere in salvo l'mwqwanima, purificandola dalle passioni ed elevandola all'mwraintelligenza.

Intorno ai quarant'anni si trasferì quindi a mwrgRoma dove fondò una scuola neoplatonica.cite-ref-6[6] Qui Plotino elaborò un'esegesi del pensiero mwswplatonico che integrava in esso dottrine mwtaaristoteliche e in parte anche mwtqstoiche, ispirandosi all'opera di filosofi precedenti come mwtgNumenio di Apamea, mwtwAlessandro di Afrodisia e mwuaFilone di Alessandria. In primo luogo, tuttavia, egli intendeva rifarsi al pensiero razionalista di mwuqParmenide e degli mwugeleati basato sull'identità di mwuwessere e mwvapensare, a partire dalla quale essi avevano ricondotto l'intera realtà all'mwvqunità.cite-ref-7[7] Il metodo di cui costoro si erano serviti era la mwwglogica formale di mwwwnon-contraddizione, secondo cui un pensiero evita di contraddirsi solo quando riconosce di avere in sé stesso la verità dell'mwxaessere. Al di fuori di questa suprema unità di essere e pensiero si rimane nella contrapposizione di mwxqsoggetto e mwxgoggetto, i quali secondo logica non possono sussistere l'uno senza l'altro perché si implicano a vicenda.

Da mwzqPlatone egli riprese poi la distinzione tra mondo mwzgiperuranio, dove ha sede una tale unità, razionalità e perfezione, e mondo terreno sottoposto alla divisione, alla caducità, e al non-senso. Egli conservò anche la definizione di filosofia come mwzwmwaaeros e come mwaqdialettica, con la quale ricucire queste lacerazioni e approdare al regno delle mwagidee, in cui consiste la dimensione eterna del mwawvero, del mwbabuono e del mwbqbello.

Plotino tuttavia conciliò le idee platoniche anche con la filosofia di mwbwAristotele: partendo dalla natura, egli notava come negli organismi sia presente un unico mwcasostrato o mwcqmwcglogos da cui scaturisce il mwcwmolteplice. Mentre l'artigiano costruisce l'uno a partire dai molti, cioè assemblando più parti tra loro, la mwdavita al contrario sembra nascere da un principio semplice che si articola nel complesso.cite-ref-8[8] Plotino chiamò mweqmwegAnima del mondo la sostanza vitale da cui prendono forma le piante, gli animali, e gli esseri umani. I gradi inferiori della mwewnatura possono mwfaevolversi e formare gli organismi più intelligenti e progrediti perché l'intelligenza dev'essere già presente dentro di lei.

Ciò secondo Plotino era possibile appunto perché l'Anima discende da quelle mwfgIdee mwfwplatoniche che per il suo tramite diventano mwgaaristotelicamente le mwgqragioni formanti e mwggimmanenti degli mwgworganismi. Le Idee per lui restavano tuttavia mwhatrascendenti, e concepite come infinite sfaccettature di un medesimo Pensiero mwhqautocosciente, che pensandosi si rende oggetto a sé stesso; in esso consisteva così l'identità parmenidea di mwhgessere e mwhwpensiero. Tale mwiaidentità era però ancora l'unione di due realtà distinte, benché coincidenti. Secondo Plotino occorreva allora ammettere il puro mwiqUno al di sopra di questa stessa identità, quale principio supremo del Tutto. In tal modo egli formulò la dottrina delle tre mwigipostasi, costituite dall'mwiwUno, l'mwjaIntelletto e l'mwjqAnima.cite-ref-9[9]

Diffusione e correnti

Il neoplatonismo si impose come corrente dominante della tarda antichità e soppiantò le altre principali correnti filosofiche imperiali, soprattutto lo mwmqstoicismo e l'mwmgaristotelismo, ottenendo una posizione di egemonia non solo tra i filosofi pagani, ma anche tra i cristiani.

Il dibattito intorno al platonismo e all'interpretazione che ne aveva dato mwnaPlotino portarono alla fondazione di diverse scuole, alcune delle quali concorrenti le une con le altre, che si situavano nei principali centri di insegnamento delle nuove dottrine. Le principali scuole neoplatoniche pagane furono le seguenti:cite-ref-10[10]

• scuola di mwowAlessandria, fondata da mwpaAmmonio Sacca intorno al 200, che ebbe tra i suoi primi esponenti Erennio,cite-ref-11[11] mwqgOrigene Pagano, mwqwCassio Longino, oltre allo stesso Plotino; risorta dopo un periodo di decadenza annovererà mwraIpazia come massima figura, oltre a suo padre mwrqTeone, mwrgOlimpiodoro il Vecchio, mwrwSinesio di Cirene, mwsaIerocle, mwsqErmia, mwsgAmmonio di Ermia, mwswGiovanni Filopono, mwtaAsclepio di Tralle, mwtqOlimpiodoro il Giovane, Elia,cite-ref-12[12] mwuwStefano di Alessandria;
• scuola di mwvqRoma, fondata da mwvgPlotino dopo il suo trasferimento da Alessandria, e continuata lungo la seconda seconda metà del III secolo dai suoi discepoli mwvwPorfirio e mwwaAmelio;
• scuola mwwgsiriaca di mwwwApamea, fondata intorno al 300 d.C. da mwxaGiamblico, discepolo di Porfirio, che si distinse per la revisione delle teorie del fondatore, il marcato recupero delle tradizioni mwxqneopitagoriche, della sapienza contenuta negli mwxgOracoli caldaici e del cosiddetto mwxwmwyaCorpus Hermeticum, i cui membri annoverano mwyqTeodoro di Asine, mwygSopatro di Apamea, mwywDessippo;
• scuola di mwzqPergamo, fondata da mwzgEdesio di Cappadocia, discepolo di Giamblico, fortemente orientata alla pratica della mwzwteurgia, e che ebbe nell'imperatore mw0aGiuliano detto l'Apostata uno dei principali rappresentanti, la cui caduta nel 363 d.C. ne avrebbe causato il declino, oltre al suo collaboratore mw0qSalustio, a mw0gMassimo di Efeso, mw0wCrisanzio, mw1aPrisco, mw1qEusebio di Mindo, mw1gEunapio;
• scuola di mw2aAtene,cite-ref-13[13] legata con quella siriaca per il tramite di mw3qPrisco, i cui maggiori esponenti furono mw3gPlutarco di Atene, mw3wSiriano e soprattutto mw4aProclo, le cui opere attestano i principali risultati in essa prodotti; vi appartenne anche mw4qSimplicio, mw4gDomnino, mw4wIsidoro di Alessandria, mw5aPrisciano di Lidia, e il suo ultimo mw5qscolarca fu mw5gDamascio.cite-ref-14[14]

La mw7ascuola di Atene cessò la sua attività nel mw7q529, in seguito alla chiusura disposta dall'mw7geditto giustinianeo, mentre la scuola di Alessandria sarebbe continuata fino agli inizi del VII secolo.cite-ref-15[15] Anche in ambito cristiano tuttavia il neoplatonismo conobbe notevole diffusione, soprattutto a partire dal circolo intellettuale che si era formato a mw8wMilano verso la fine del III secolo, attorno alla figura dell'arcivescovo mw9aAmbrogio: fu grazie ai contatti con il cenacolo milanese che mw9qAgostino, il futuro vescovo di Ippona e Padre della Chiesa conobbe il pensiero dei "filosofi platonici" che furono così determinanti nel suo allontanamento dal mw9gmanicheismo.

Filosofia come esegesi

«Noi siamo gli esegeti delle teorie di tanto tempo fa, la cui antichità ci è testimoniata dagli scritti di

Platone


(Plotino, Enneadi, V, 1, 8)

Come praticamente tutte le scuole filosofiche mw-wpost-ellenistiche, anche il neoplatonismo considera la filosofia prima di tutto come mwaqaesegesi, cioè interpretazione dei testi. I filosofi neoplatonici non si consideravano per nulla degli innovatori, quanto piuttosto dei fedeli lettori dei dialoghi del maestro.cite-ref-16[16] Il loro compito non era elaborare nuove dottrine, ma portare alla luce il vero messaggio degli scritti platonici.cite-ref-17[17] Anche per questo, le opere che di loro ci sono giunte - e in ogni caso la maggior parte degli scritti che produssero - sono per lo più mwaqkcommenti ai testi di coloro che essi consideravano i pensatori più importanti tra quelli che li avevano preceduti: mwaqoPlatone e mwaqsAristotele in primo luogo, ma anche la tradizione mwaqwermetica e mwaq0neopitagorica.

Nonostante i loro proclami di assoluta fedeltà, i pensatori neoplatonici non vanno considerati dei semplici ripetitori: il loro pensiero porta notevoli tratti di originalità, e condizionerà fortemente l'interpretazione che della filosofia antica daranno le epoche successive. Quello che si definiva (e spesso si definisce tutt'oggi nei manuali) mwaq8platonismo è in realtà la dottrina neoplatonica.cite-ref-platonismo-1-1[1]cite-ref-18[18]

Dottrina

I punti salienti delle sistemazioni dottrinali delle varie correnti neoplatoniche e soprattutto del pensiero del massimo esponente di questa filosofia, mwar4Plotino, possono essere così schematizzati:

• L'intero cosmo deriva la sua esistenza da un principio primo ineffabile, totalmente trascendente e buono, chiamato da Plotino "mwaseUno" (mwasiτὸ ἕν, mwasmtò hèn).
• La potenza infinita dell'Uno genera l'universo attraverso un processo spontaneo e necessario, chiamato mwasuprocessione o mwasyἀπόρροια (mwascapòrroia), tramite il quale l'energia vitale emanata dall'Uno penetra ovunque, formando i diversi livelli di cui è costituita la realtà: per Plotino sono l'mwasgIntelletto e l'mwaskAnima;
• Il processo di mwassemanazione avviene mwaswper natura, non meccanicamente o in vista di un fine deliberato, come quando l'uomo compone artificialmente più parti tra di loro, bensì in maniera organica, a partire da un principio assolutamente semplice e irriproducibile. La visione neoplatonica del mondo è pertanto agli antipodi del mwas0meccanicismo mwas4determinista, perché anti-antropomorfa;
• Al punto più basso dell'emanazione c'è la mwatamateria, la quale è un inganno perché in realtà è un semplice non-essere. Essa è il luogo delle presenze oscure e maligne, ma è anche indice di qualcosa di superiore: è un segnale, “nunzio dell'Intellegibile”, decifrando il quale l'uomo riconosce il primato dell'uno rispetto al molteplice;
• Le anime umane sono decadute dalla loro condizione iniziale, nella quale erano unite all'anima del tutto e assolutamente libere dai bisogni del corpo. In seguito a questo atto di tracotanza, che le ha portate a volersi separare dall'mwatianima del mondo e ad interessarsi eccessivamente del corpo a loro affidato, esse vivono in una condizione di dimenticanza e di lontananza dalla loro reale condizione, "come prìncipi in esilio".
• Lo scopo dell'uomo si configura perciò come un cammino di liberazione dalle conseguenze della caduta, e dai falsi bisogni che la eccessiva attenzione per i mwatqcorpi ha imposto alle mwatuanime. Al termine di questo percorso l'anima riacquisirà il suo mwatystatus iniziale, e la coscienza della propria felicità.

A tali principi sono connessi alcuni punti chiave, che vengono ora esaminati in dettaglio:

Polarità e circolarità

Secondo la concezione neoplatonica, il mondo è teso tra due poli: a un'estremità si trova mwatsDio o l'mwatwUno, che è la mwat0luce divina; all'altra c'è il mwat4buio assoluto, dove questa luce non giunge. Il buio però non esiste veramente, perché consiste soltanto in una mancanza di luce. I due estremi, dunque, sono in realtà uno solo. Questo tema della mwat8polarità che si risolve in mwauaunità, permea, come vedremo, tutto il sistema neoplatonico.

Ad esempio, l'articolarsi della realtà dal semplice al complesso ha come riflesso l'articolarsi del mwauopensiero. Esso infatti si può svolgere in due direzioni opposte ma complementari: verso l'unità mwausintuitiva o verso la dispersione mwauwdiscorsiva. Come questi due procedimenti sono solo apparentemente antitetici, così anche l'Uno e il molteplice vanno conciliati organicamente l'uno con l'altro, essendo due facce di una stessa realtà. In polemica contro le dottrine empiriste della conoscenza, il neoplatonismo sostiene che la conoscenza non deriva dall'mwau0esperienza. Tutto il sapere giace già a livello mwau4inconscio nella nostra mente per una sorta di mwau8innatismo delle idee, che si risvegliano tramite il contatto coi sensi non per una nostra volontà deliberata, ma in virtù di una mwavareminiscenza involontaria. La vera sapienza è quella che nasce dalla mwaveragione e non dai mwavisensi. Anche qui tuttavia la razionalità e la sensibilità sono visti in un'ottica bipolare di complementarità, come lo sono l'Uno e il molteplice, l'essere e il non-essere, il bene e il male. In maniera simile a un mwavmorganismo, composto armonicamente di tante singole parti che sono a sua volta un uno, e nelle quali opera una particolare mwavqidea o "mwavulògos" genetico, così anche il pensiero neoplatonico vuole partire da un principio assolutamente semplice articolandolo nella complessità, senza perdere tuttavia la visione organica d'insieme, e ritrovando ogni volta l'uno dentro il molteplice.

Analogamente, il processo di emanazione che avviene per necessità dal punto più alto a quello più basso, ha il suo contraltare nella mwavclibertà dell'mwavguomo, il quale, unico fra tutte le creature, ha la possibilità di compiere il percorso a ritroso (mwavkepistrofé) tramite la purificazione e la mwavocatarsi. Il conflitto tra mwavsprocessione e mwavwcontemplazione, tra la necessità dei condizionamenti in cui risiede il mwav0male, e la possibilità umana di scegliere il mwav4bene, si risolve quindi in un cerchio. Una metafora spesso utilizzata era appunto quella del ciclo,cite-ref-19[19] con cui i neoplatonici ellenistici descrivevano le emanazioni in senso discensivo fino al punto di massima dispersione, e che poi giunto alla materia si invertiva per ricominciare la «via all'insù».cite-ref-20[20] Questo tema della mwawccircolarità presenta inoltre molte affinità con le mwawgfilosofie orientali, quali il mwawkbuddhismo o il mwawotaoismo (si pensi allo mwawsyin e yang).

Teologia negativa

La polarità del mondo, costituita dalle due estremità, permetteva di stabilire un rapporto dialettico tra di esse, essendo l'una il negativo dell'altra. Ad esempio, la mwax0verità (assunta come il polo positivo) diventava definibile tramite il suo negativo, ovvero la falsità. Così, pur affermando che l'Uno si trova al di là di tutto, persino del pensiero mwax4logico, il sistema neoplatonico non intendeva presentarsi come un mero salto nell'irrazionale o nell'mwax8intuizione mwayamistica, ma diventò anzi quella corrente filosofica che ha fornito al mwayepensiero occidentale lo strumento critico della mwayiteologia negativa. Ricorrendo a tale strumento, la teologia neoplatonica mirava a ricucire, tramite l'uso della mwaymdialettica e della mwayqlogica formale, quell'unità immediata di mwayusoggetto e mwayyoggetto, mwaycspirito e mwaygmateria, che nel mondo mwayksensibile appariva invece terribilmente frantumata in un dualismo insanabile.

L'Uno è indefinibile di per sé, in quanto se definito verrebbe delimitato; ma ci si può avvicinare a Lui dicendo piuttosto ciò che l'Uno non è, eliminando tutti quegli attributi che altrimenti lo renderebbero finito: non è volontà, né atto morale, né coscienza. L'Uno è semmai ciò che rende possibile la mwayscoscienza, la quale nella forma dell'Intelletto o mwaywNoùs ci fa accorgere della realtà fenomenica. Ma la fonte del pensiero è anche il limite del pensiero, il punto in cui questo si annichila: la sorgente della razionalità non può essere a sua volta razionalizzata, essendo mway0realtà e mway4ragione l'una il negativo dell'altra. La mway8filosofia pertanto, nel ricercare la realtà ultima da cui ha origine, deve riconoscere di non essere la verità, ma solo un'emanazione di questa, e deve quindi cancellarsi negando se stessa fino a quando, uscendo da sé, ci si trovi in mwazaestasi. La filosofia culmina così nella mwazereligione; l'estasi è l'identificazione dell'anima individuale con mwaziDio, il quale può essere posseduto solo lasciandosi possedere da Lui.

Nel neoplatonismo mwazqpagano Dio restava comunque un'entità impersonale, che si rivela indirettamente, e a cui è possibile risalire solo tramite la mwazuconsapevolezza del suo contrario, cioè del falso, mentre la verità rimane qualcosa di assolutamente inconsapevole.

Assoluto come potenza

L'mwaamUno è così da un lato inconoscibile, dall'altro però va ammesso come condizione del costituirsi della razionalità stessa, per un'impossibilità logica di dare altrimenti una spiegazione al mwaaqmolteplice. Per spiegare il modo con cui l'Uno genera la dispersione, e instaura con essa un rapporto dialettico di reciproca complementarità e polarità, si imponeva di pensare l'Assoluto non come una realtà statica e definita una volta per tutte, perché in tal caso significava oggettivarlo e renderlo conoscibile, bensì di concepirlo come potenza mwaauinfinita, come attività mai conclusa che genera continuamente se stessa, e oggettivandosi crea il mondo. "Potenza" è da intendersi qui non in senso aristotelico, come passaggio all'atto (essendo l'Uno già del tutto autosufficiente in quanto mwaaymwaaccausa di sé), ma viceversa come capacità di donare all'infinito la propria natura. Si trattava di una concezione nuova e originale nel panorama della mwaagfilosofia greca, con tratti ancora una volta simili a quelli delle filosofie orientali. mwaakCusano nel mwaaoQuattrocento dirà in maniera simile che l'universo è l'esplicarsi in grande della potenza di Dio.cite-ref-23[23]

Così anche Plotino concepiva l'Uno superiore allo stesso mwabaEssere (cioè superiore alla realtà oggettiva), come pura mwabeenergia che per la sua sovrabbondanza trabocca, emanando da sé la seconda ipostasi dell'Intelletto, il quale genera a sua volta la terza ipostasi dell'Anima. La molteplicità viene emanata perché il momento della divisione è essenziale come quello dell'unità, essendo due termini mwabidialetticamente legati. Il processo di mwabmemanazione non è però il risultato di un'attività finalistica o antropomorfa, perché l'Uno non si propone alcuno scopo, ma genera in maniera involontaria e spontanea. Assegnare ragioni a una tale potenza generatrice era peraltro impossibile, perché la mwabqragione prende ad agire solo ad un certo punto della discesa in poi, cioè nella fase in cui le determinazioni intelligibili (o mwabuidee) in cui si specifica l'Intelletto divengono, attraverso l'Anima, la ragione del presentarsi in un certo modo della realtà sensibile. Al di sopra di questo livello la ragione è presente solo in forma eminente, cioè nella sua radice intuitiva unitaria, ma non sviluppa ancora un'attività discorsiva e quindi giustificatrice.

Il motivo per cui l'assoluto incondizionato si rende condizionato, dando luogo alla necessità, può essere compreso solo ricorrendo ad analogie, immaginando ad esempio l'Uno come mwabcvolontà che radia all'esterno di sé il risultato della sua natura attributiva (essendo la natura della volontà quella di mwabgvolere), o come un mwabkSole che emana la mwaboluce fuori di sé. La necessità della dispersione scende quindi fino al punto più basso rappresentato dalla mwabsmateria: anche il mwabwmale in essa presente ha perciò una sua mwab0causa, perché sottostà ad una necessità cieca, ed è pertanto inevitabile; è il regno dell'apparenza e degli inganni del mwab4mondo, dal quale il filosofo cerca di risollevare gli uomini, indicando loro la via della salvezza e della mwab8libertà.

Vitalità del mondo

L'idea centrale del neoplatonismo è che la mwacsnatura, in quanto generata dalla potenza infinita dell'Uno, non è una combinazione meccanica e accidentale di più parti, ma è animata da un'unità interiore che obbedisce alle leggi che essa stessa si dà, e autodeterminandosi si articola nel mwacwmolteplice. Questa unità vitalizzante veniva chiamata «mwac0anima del mondo», un concetto filosofico destinato ad avere molta fortuna in Occidente. In virtù di questo principio, tutto l'universo era concepito mwac4armonicamente come un unico grande mwac8Organismo, penetrato da energie spirituali, e nel quale anche gli oggetti apparentemente inanimati sono dotati di vita propria. Ciò avviene perché ogni elemento della realtà risulta animato da un particolare mwadalògos o mwadeidea, che rappresenta la ragione del suo costituirsi: le idee platoniche erano viste cioè come il mwadiprincipium individuationis degli mwadmorganismi, come la forza che li differenzia "plasmandoli" per così dire dall'interno secondo un fine prestabilito, in maniera simile all'mwadqmwaduentelechia aristotelica, o ai mwadycaratteri genetici di un individuo.

Le idee inoltre sono al contempo mwadgcausa essendi e mwadkcausa cognoscendi, ovvero rappresentano la causa per cui il mondo risulta fatto così, e grazie a cui possiamo mwadoconoscerlo. In esse pertanto si trova anche il fondamento mwadssoggettivo del nostro pensare: per i neoplatonici il mwadwpensiero non è un fatto, un concetto collocabile in una dimensione temporale, ma un atto fuori dal tempo. Il pensiero mwad0pensato, posto cioè in maniera quantificabile e finita, è per essi un'illusione e un inganno, perché nel pensare una realtà sensibile, questa non si pone come un semplice oggetto, ma è in realtà mwad4soggetto che si rende presente al pensiero. In altri termini, la caratteristica principale del pensiero è quella di possedere la mente, non di essere posseduto, e comporta dunque il rapimento della mwad8coscienza da parte del suo stesso oggetto.

Ancora una volta soggetto e oggetto erano visti così come i poli di un'unità, senza la quale nulla è pensabile, e nulla può vivere. Qualunque vivente infatti, a differenza di un ingranaggio, non può essere spaccato, altrimenti muore, senza poter essere ricomposto. Il "semplice" che è alla base del complesso non può essere un'entità mwaeomateriale, perché qualunque oggetto mwaesesteso spazialmente può essere pensato diviso a metà. La polemica dei neoplatonici fu rivolta di conseguenza contro il mwaewmeccanicismo mwae0democriteo, secondo cui tutta la realtà è composta di singole parti o mwae4atomi, che combinerebbero esternamente e meccanicamente gli mwae8organismi, in un modo per così dire mwafaartificiale. Secondo i neoplatonici invece, gli atomi non possono costituire il principio primo perché sono a loro volta potenzialmente divisibili; la mwafevita nasce non in forma meccanica o programmabile, ma da un principio semplice, autònomo e immateriale, che non opera “deliberando” né è riproducibile pragmaticamente nei suoi passaggi. Esso origina i molti dall'uno; l'uomo invece costruisce artificialmente l'uno a partire dai molti. mwafiSchopenhauer nell'mwafmOttocento dirà similmente che la vita viene da una mwafqvolontà non progettuale e pertanto “cieca”. Questo principio è l'mwafuanima, che è il vero centro della persona. L'anima funge da tramite: da un lato è rivolta verso l'unità superiore dell'intelligibile, ma per la sua cecità è portata a discendere disperdendosi nel molteplice; essa ha così una doppia natura, fonte di lacerazioni e mwafydualismi.

Esoterismo e gerarchie cosmiche

I cardini del sistema neoplatonico sono posti in tal modo nell'attenzione alla strutturazione mwageontologica del mondo, nella sempre più marcata separazione tra il mondo sensibile, imperfetto, e il mondo mwagimwagmnoetico perfetto e primo, e nella ricerca del cammino di liberazione che l'anima deve percorrere per ritrovare la sua condizione originaria. Poiché soltanto l'anima del mwagqsapiente sa compiere però una tale ascesa, si viene a creare una profonda differenza tra i pochi eletti che riescono a raggiungere la salvezza e la moltitudine dei sofferenti che, incapaci di raggiungerla, restano ciechi alla luce; la filosofia neoplatonica assume così i connotati di una dottrina mwaguesoterica rivolta solo a pochi mwagyiniziati.

Tutti questi elementi erano per i pensatori neoplatonici già contenuti nelle opere di mwaggPlatone. Per esempio, nella parte finale del mwagkmwagoParmenide Plotino leggeva la sua dottrina delle mwagsipostasi, mentre il percorso di liberazione poteva facilmente essere dedotto dalle dottrine contenute nel mwagwmwag0Fedone o nella mwag4mwag8Repubblica, come per esempio il famoso mwahamito della caverna. Al suo interno il pensiero neoplatonico conobbe un dinamismo, che portò a rivedere le interpretazioni precedenti e ad elaborare nuove dottrine. Con il pensiero di mwaheGiamblico alcuni cardini della filosofia di Plotino — come la discussa dottrina dell'anima non discesa — vennero abbandonati, mentre si fecero più forti il disprezzo per la corporeità e l'afflato religioso. Giamblico sostenne l'importanza della mwahiteurgia, un insieme di pratiche mwahmmagiche, in parte dedotte dalla tradizione mwahqermetica, che permettevano all'anima dell'uomo di mettersi in contatto con i livelli superiori della realtà.

Un'altra tendenza sempre più marcata fu la gerarchizzazione del cosmo: le tre ipostasi plotiniane (dopo l'Uno la realtà conosceva i livelli dell'Intelletto, dell'Anima e del mondo sensibile) vennero al loro interno divise in più sotto-livelli. Anche qui si riteneva che la maggior parte delle anime riuscissero a percepire unicamente l'aspetto materiale e mwahofenomenico della realtà fermandosi al livello più basso, mentre soltanto pochi uomini fossero in grado di vedere, col pensiero e non coi sensi (arguendole per via negativa), le varie gerarchie in cui è strutturato l'universo. Nei pensatori più tardi, per esempio mwahsProclo, ad ognuno degli aspetti della processione derivante dall'Uno venne quindi associata una mwahwdivinità del mwah0pantheon ellenistico.

Così nonostante la sua concezione mwah8monistica veniva salvato al contempo l'impianto del mwaiapoliteismo tradizionale, e fu per questo che il neoplatonismo mwaiepagano, a partire se non dal suo fondatore, quantomeno da mwaiiPorfirio e mwaimGiamblico, lottò strenuamente contro la diffusione sempre più forte della religione mwaiqcristiana, contestando i presupposti mwaiuteologici del pensiero della mwaiyChiesa, come la dottrina dell'mwaicincarnazione o quella della mwaigTrinità. Se ne trova eco nella polemica tra mwaikCelso e mwaioOrigene, testimoniata dal mwaisContra Celsius di quest'ultimo. La battaglia raggiunse l'apice sotto l'impero di mwaiwGiuliano, che cercò di rifondare il culto pagano rileggendolo sulla base della filosofia neoplatonica. Dopo il suo fallimento, il neoplatonismo, pur battuto, continuò a sopravvivere, e arrivò a produrre alcuni dei suoi più importanti pensatori nello stesso ambito cristiano.

Eredità e sviluppi

Il neoplatonismo ha influito sulla cultura occidentale in maniera determinante anche se spesso velata; il posto che occupa nella mwai8storia della filosofia è ancora oggi tutto da studiare. Le forme nuove con cui esso ciclicamente si ripresenta rivelano una sostanziale continuità, venendo a costituire così una sorta di cerniera tra la mwajafilosofia antica, l'mwajeetà imperiale, il mwajimedioevo e l'mwajmetà moderna. La sua nascita nell'ambiente fecondo della cultura mwajqellenista ha contribuito inoltre a sviluppare un tipo di conoscenza scientifica che ha dato avvio, attraverso mwajuArchimede, e poi tramite gli mwajyalchimisti rinascimentali, alla mwajcscienza moderna.

Il neoplatonismo cristiano

L'influsso del pensiero neoplatonico può essere rintracciato già nella mwaj4Patristica medievale. mwaj8Agostino in particolare è considerato il capostipite del neoplatonismo cristiano.cite-ref-24[24] In lui il tema tipicamente neoplatonico della mwakqpolarità/mwakuunità lo si ritrova ad esempio nel rapporto che egli instaura tra la mwakyragione e la mwakcfede, tra mwakgdubbio e mwakkverità: pur trattandosi di due termini apparentemente antitetici, essi si conciliano l'uno con l'altro perché non si può dubitare senza con ciò ammettere l'esistenza di una verità che al dubbio si sottrae.

Alla mwaksreminiscenza platonica, però, Agostino sostituì la dottrina dell'mwakwilluminazione: le idee si rivelano non per un atto deliberato dell'uomo, ma per una loro autonoma volontà. Concetto questo più affine alla dottrina di Plotino, per la sua teoria dell'involontarietà e del carattere mwak0inconscio del pensiero umano, che di Platone. Come Plotino, inoltre, Agostino identifica il mwak4male con il mwak8non-essere: egli salva in questo modo il mwaladualismo tra mwaleDio e mwalimateria evitando la caduta nel mwalmmanicheismo, poiché il non-essere non è una realtà vera e propria contrapposta all'essere, ma è solamente assenza, mancanza di mwalqluce.

Nello mwal0Pseudo-Dionigi l'Areopagita la polarità neoplatonica la si ritrova nella contrapposizione tra la positività di mwal4Dio, cioè la possibilità di avvicinarsi a Lui indefinitamente, tramite l'accrescimento all'infinito di tutte le proprietà della realtà finita, e la sua negatività, ovvero l'impossibilità di parlare comunque di Lui in qualche modo, di determinarlo in maniera finita. Anche mwal8Scoto Eriugena si riallaccia al tema dualistico del rapporto tra mwamafede e mwameragione, mwamisoggetto e mwammoggetto, risolvendolo in un mwamqcerchio.

Da un punto di vista mwanateologico, si può dire in generale che avviene un profondo cambiamento rispetto alla prospettiva pagana. L'mwaneUno viene visto ora come un Dio mwanipersonale, e non più come un atto impersonale che genera per necessità. La difficoltà di spiegare il mwanmprocesso di emanazione, cioè il motivo che spinge Dio a creare il mondo, viene superata così dall'idea dell'mwanqAmore e del dono: Dio crea perché ama. È un amore non più identificabile con l'mwanueros ascensivo platonico, ma con un amore discensivo, indicato col termine mwanymwancagape, traducibile con "carità"cite-ref-26[26] che era una dimensione pressoché ignorata dai mwanwGreci.cite-ref-27[27]

Il rapporto tra ascesi e discesa, filosofia e religione, aspetto personale e impersonale di Dio, veniva comunque a sua volta fatto rientrare in quella prospettiva bipolare di cui si è parlato. Il carattere degradante della trinità plotiniana, che consisteva nella subordinazione dell'mwaoiAnima all'mwaomIntelletto, e di quest'ultimo all'Uno, venne sostituito (già da mwaoqOrigene nel III secolo) con la mwaouconsustanzialità delle tre mwaoyipostasi. La Persona del mwaocFiglio veniva facilmente identificata col mwaogmwaokNoùs, e lo mwaooSpirito Santo con l'mwaosAnima, in un rapporto paritario e non più di subordinazione. Col Cristianesimo viene riscattato anche il giudizio negativo che i neoplatonici avevano dato della mwaowmateria: non solo il "mondo di lassù" ha valore, ma anche quello terreno, perché frutto dell'amore di Dio.

In epoca mwao4scolastica i neoplatonici di maggior rilievo furono quindi gli esponenti della mwao8scuola di Chartres, che vedevano la mwapanatura vitalizzata dalla presenza di un'mwapeAnima del mondo, identificata collo mwapiSpirito Santo, e soprattutto del mwapmmovimento francescano, tra cui mwapqSan Bonaventura, mwapuDuns Scoto, e altri esponenti della mwapyscuola di Oxford, contrapposto alla corrente mwapcaristotelico-mwapgtomistica facente capo ai mwapkdomenicani.cite-ref-28[28]cite-ref-29[29]cite-ref-30[30] I mwaqyfrancescani da un lato accentuarono il primato dell'mwaqcilluminazione e della mwaqgvolontà sulla ragione, dall'altro incrementarono lo studio mwaqkscientifico della natura.cite-ref-31[31]

Il neoplatonismo rinascimentale

Ma una vera e propria ripresa delle idee neoplatoniche si ebbe durante l'mwaryUmanesimo e il mwarcRinascimento, quando esse arrivarono a caratterizzare quasi tutta la mwargfilosofia rinascimentale, anche se sottoposte a deformazioni mwarkermetiche, mwaromagiche ed mwarsesoteriche, senza tuttavia smarrire la loro struttura logica di fondo, costituita dal metodo critico della mwarwteologia negativa. La rinascita del neoplatonismo fu favorita in particolare dall'influsso della cultura mwar0bizantina, grazie all'apporto di intellettuali provenienti da quell'area,cite-ref-32[32] come mwasiGiorgio Gemisto Pletone.cite-ref-33[33]

La filosofia rinascimentale tuttavia non si limitò a recepire il mwatmplatonismo greco, ma lo rielaborò integrandolo non solo col neoplatonismo già presente in ambito occidentale, ma anche con l'mwatqaristotelismo apportato dagli arabi. Platone, Aristotele e Plotino si ricongiunsero così nella città di mwatuFirenze, culla dell'mwatyItalia rinascimentale. Il neoplatonismo conobbe allora una notevole diffusione in quasi tutti gli ambienti culturali, anche al di fuori delle scuole o delle accademie. Soprattutto mwatcCusano, mwatgFicino, e mwatkPico della Mirandola contribuirono alla sua grande rinascita. Ficino in particolare diede vita a un'mwatoaccademia con l'intento di far rivivere la tradizione neoplatonica, da lui concepita come mwatspia philosophia, cioè una sorta di divina mwatwrivelazione filosofica e religiosa che percorre un intero filone spirituale, da Platone fino al mwat0Cristianesimo.

Tutti gli aspetti della realtà, dominati da una vita autonoma in quanto partecipi della loro rispettiva mwauoidea o mwauslògos, sono ordinati secondo Ficino in una mwauwgerarchia cosmica da Dio fino alla materia, al cui centro sta lmwau0'mwau4mwau8Anima Mundi, principio vivificante e unificatore della molteplicità sensibile, che si rispecchia nell'mwavaanima dell'mwaveuomo, alla quale egli assegna così un posto di rilievo, chiamandola mwavimwavmcopula mundi, cioè «intermediaria di tutte le cose», «vera connessione di tutte».cite-ref-35[35]

Nel mwavkCinquecento, un pensatore di primo piano fu mwavoGiordano Bruno, che interpretò il neoplatonismo in un'ottica mwavspanteista, e fece propria la concezione della filosofia come mwavwmwav0Eros: secondo Bruno la verità oggettiva è tale solo quando si fa vita nel mwav4soggetto. Un altro esponente di rilievo fu mwav8Campanella, il quale pure vedeva l'universo intimamente penetrato da energie spirituali e mwawasenzienti, ma conciliando il neoplatonismo con l'mwawearistotelismo mwawitomista.

Nel mwaxcSeicento l'ontologia neoplatonica, basata sull'identità di essere e pensiero, cominciò invece a entrare in crisi col dualismo elaborato da mwaxgCartesio tra mwaxkmwaxores cogitans e mwaxsmwaxwres extensa. Il mwax0mwax4cogito ergo sum cartesiano proponeva l'idea di una mwax8ragione che si pone esternamente rispetto all'oggetto della sua indagine, concependo la natura come un qualcosa di inerte, svuotato di ogni coscienza animata, e dissolvendo così l'unità immediata di soggetto e oggetto.cite-ref-39[39] Nella ricerca della mwayqverità, cioè, il soggetto non risultava più coinvolto. Fu poi anche lo sviluppo dell'mwayuempirismo anglo-sassone e del mwayymeccanicismo newtoniano, che riproponevano il mwaycdeterminismo di mwaygDemocrito (storico avversario del neoplatonismo) ad avversarlo sul piano della conoscenza e in generale della visione del mondo.

Il neoplatonismo rimase tuttavia fortemente presente nella mwayocultura popolare, continuando a mescolarsi con elementi mwaysmagici, mwaywesoterici, mway0gnostici e mway4astrologici che, pur avendo poco a che fare col suo impianto filosofico, gli permisero di esercitare ancora notevoli influssi sulla vita e sul pensiero dell'mway8Occidente, durante tutto il mwazaSeicento e il mwazeSettecento. Esso, fondendosi con le nuove istanze del mwazirazionalismo mwazmmoderno, riemerse ad esempio con i mwazqPlatonici di Cambridge, che vi cercarono un fondamento filosofico sia alla mwazurivoluzione scientifica che al rafforzamento della religione (specificamente mwazyanglicana); con mwazcSpinoza, che ripropose in forma mwazgdogmatica e mwazkpanteista l'unità immediata di mwazoessere e mwazspensiero, ricucendo così il dualismo cartesiano. Con mwazwLeibniz, dove ritrovò nel complesso sistema delle mwaz0Monadi l'mwaz4articolarsi armonico dell'Uno nel molteplice. E con mwaz8Vico, ancora in funzione anti-cartesiana, il quale applicò le idee platoniche alla mwa0astoria, da lui concepita come uno sviluppo in divenire delle verità eterne.

Il neoplatonismo moderno

In mwa1qetà romantica lo sviluppo della nuova filosofia mwa1uidealista tedesca, basata sulla potenza infinita dell'mwa1yindividuo, andò a saldarsi, soprattutto tramite mwa1cSchelling, con l'eredità della tradizione mwa1grealista platonico-cristiana,cite-ref-hampton-41-1[41] che godette così di nuova fioritura.

Già mwa14Kant aveva richiamato l'attenzione sull'unità suprema dellmwa18'mwa2amwa2eio penso, attività unificante di mwa2isoggetto e mwa2moggetto, seppure su un piano unicamente mwa2qgnoseologico. mwa2uFichte invece, facendo dell'mwa2yIo il fondamento non solo mwa2cgnoseologico, ma anche mwa2gontologico della mwa2krealtà, riproponeva di fatto le caratteristiche dell'mwa2oidea platonica, presupposto sia della conoscibilità del reale che della sua esistenza, secondo il tipico schema della mwa2steologia negativa, da lui ripresa soprattutto nella sua ultima fase.cite-ref-42[42] La stessa complementarità la si ritrova in mwa3aSchelling: mwa3eSpirito e mwa3iNatura sono i due momenti antitetici, e tuttavia mwa3mfunzionali l'uno all'altro, in cui si esplica l'attività dell'mwa3qAssoluto.

L'assolutizzazione della mwa3ydialettica da parte di mwa3cHegel, invece, che ravvisò nella mediazione della mwa3gragione il punto di unione dei due princìpi opposti (anziché nell'immediatezza dell'mwa3kintuizione), finì col lacerare l'organicità unitaria del neoplatonismo. Con Hegel infatti soggetto e oggetto ridiventano, come già in mwa3oCartesio, due momenti distinti, il cui tratto d'unione non si trova più nell'indifferenza originaria, ma è una conseguenza dell'opera mediatrice della ragione. Prima mwa3sSchelling e poi mwa3wSchopenhauer si opposero al sistema hegeliano, che riduceva di fatto la verità a un semplice mwa30pensato oggettivabile e quantificabile, riproponendo la visione neoplatonica di un atto mwa34inconscio originario dal quale ha origine la mwa38vita, la cui impossibilità di razionalizzarsi e di far rientrare totalmente l'mwa4aEssere nell'mwa4eIdea è causa della sofferenza.

Sempre nell'mwa4oOttocento, il neoplatonismo andava ad influenzare l'mwa4sidealismo inglese e i mwa4wTrascendentalisti americani (soprattutto mwa40Emerson e mwa44Thoreau). Fu inoltre proprio nell'Ottocento che mwa48Friedrich Schleiermacher, esponente minore dell'mwa5aidealismo tedesco, coniò per la prima volta il termine mwa5eneoplatonismo per distinguerlo dal platonismo.

Sul finire del XIX secolo le dottrine neoplatoniche furono una delle componenti del movimento mwa5mteosofico sorto con mwa5qMadame Blavatsky,cite-ref-43[43] mentre singoli influssi possono essere ancora rintracciati saltuariamente, come ad esempio la mwa5kconcezione circolare del tempo nel tema mwa5onietzschiano dell'mwa5seterno ritorno.cite-ref-44[44]

Nel mwa6eNovecento il neoplatonismo riaffiora infine con mwa6iBergson, in una rinnovata polemica contro il mwa6mdeterminismo e il mwa6qmaterialismo. Bergson torna infatti ad affermare che la vita biologica, come del resto la mwa6ucoscienza, non è un semplice aggregato di elementi composti che si riproduce in maniera sempre uguale a sé stessa. La vita invece è una continua e incessante creazione che nasce da un principio assolutamente semplice, non rieseguibile deliberatamente, né componibile a partire da nient'altro.

Sempre nel Novecento, aspetti della metafisica neoplatonica influenzarono tra gli altri mwa6cPiero Martinetti,cite-ref-45[45] mwa6wJulius Evola, mwa60Arturo Reghini,cite-ref-46[46] nonché la mwa7ipsicanalisi di mwa7mCarl Gustav Jung, in particolare la nozione di mwa7qinconscio collettivo. Secondo Jung nell'mwa7uinconscio sono presenti sin dalla nascita degli mwa7yarchetipi, simili alle idee platoniche o alle kantiane "mwa7cforme mwa7gmwa7ka priori".cite-ref-47[47] Espressioni e concetti propri del neoplatonismo filosofico ricorrono ancora oggi in movimenti e correnti all'interno delle diverse branche del sapere, come ad esempio in ambito scientifico, dove il biologo mwa74Rupert Sheldrake ha riproposto una teoria non meccanicistica per spiegare l'mwa78evoluzione delle specie, quella del «campo morfico».cite-ref-48[48]

L'estetica

Notevole importanza riveste la concezione mwa9aestetica del neoplatonismo, secondo cui la mwa9ebellezza è uno dei principali strumenti di elevazione verso l'mwa9iIdea. Nonostante mwa9mPlatone avesse alquanto svalutato l'mwa9qarte, la sua filosofia era animata da una tensione mwa9uideale espressa in forma mwa9ypoetica e fervidamente artistica, che venne fatta propria secoli dopo da mwa9cPlotino.

La mwa9kmusica soprattutto, e l'mwa9oamore (sublimato però dalla sua componente mwa9ssessuale) hanno per costui la capacità di elevare al «mwa9wmondo di lassù». Per Plotino, l'alunno delle mwa90Muse si accorge che belli non sono i mwa94corpi ma il principio che li fa essere tali, e che la bellezza consiste in una mwa98simmetria delle parti, le une rispetto alle altre e ognuna rispetto all'insieme.cite-ref-49[49] Tale mwa-qarmonia non risulta da relazioni estrinseche tra le varie componenti, ma nasce da una semplicità assoluta, da un principio intelligente e unitario come appunto l'mwa-uIdea.cite-ref-50[50]

L'mwa-eanalogia con la luce istituita da Plotino col mondo mwa-iintellegibile, contrapposta all'mwa-moscurità del mwa-qmale, contribuì già nei primi secoli dell'mwa-uarte paleocristiana-mwa-ybizantina a diffondere una nuova concezione visiva dove le figure perdono di mwa-cplasticità, lo mwa-gspazio viene smaterializzato, e prevale una mwa-kluminosità diffusa tendente a smussare i contrasti come nell'mwa-ooro dei mwa-smosaici di Ravenna, nei quali i committenti religiosi dell'opera, versati nella cultura filosofica del tempo,cite-ref-51[51] intendevano esprimere i canoni neoplatonici per indurre i fedeli alla mwbaacontemplazione mwbaeascetica.cite-ref-52[52]cite-ref-53[53]cite-ref-54[54]

Alla mwbboteologia negativa di mwbbsDionigi Areopagita si ispirò in seguito l'mwbbwabate Sugerio nel progettare la mwbb0basilica parigina a lui dedicata, primo esempio di mwbb4architettura gotica, per negare visivamente ciò che l'Uno non è, svuotandone le pareti della mwbb8materialità in mattoni per sostituirla con enormi mwbcavetrate inondate dalla mwbceluce incorporea.cite-ref-55[55]cite-ref-56[56]

Fu poi soprattutto l'mwbcsestetica rinascimentale, pur recuperando l'mwbcwimitazione della natura e il senso della plasticità, a farsi interprete della filosofia neoplatonica, vedendo nell'mwbc0artista l'intermediario di una realtà mwbc4trascendente, nel quale avviene il mwbc8prodursi (cioè letteralmente il «presentarsi innanzi») di un mwbdavalore superiore, non strumentale alla contemplazione ma da contemplare di per sè. mwbdeMichelangelo ad esempio intendeva estrarre l'idea dalla materia, effetto reso in particolare nei suoi mwbdimwbdmprigioni, mentre mwbdqBotticelli evidenziava la prevalenza dell'amore celeste sugli istinti terreni.cite-ref-57[57] Oltre a costoro, mwbdkRaffaello, mwbdoTiziano,cite-ref-58[58] mwbd8Mantegna, mwbeaPerugino, mwbeeLorenzo Costa, mwbeiCorreggio,cite-ref-atlas-34-2[34] vollero esprimere al massimo nelle loro opere l'ideale platonico di mwbecarmonia e mwbegperfezione.cite-ref-59[59] Anche i mwbe0Medici e numerosi altri mwbe4artisti della mwbe8Firenze rinascimentale si rifecero ai canoni neoplatonici.cite-ref-atlas-34-3[34]

Questa visione estetica tornò in auge durante il mwbfuRomanticismo, insieme con l'ideale di organicità e di armonia che si realizza, diceva mwbfyKant, quando «la mwbfcnatura dia la regola all'arte».cite-ref-60[60] Per i romantici, e in particolare per mwbfwSchelling, l'mwbf0Assoluto, in quanto è l'assolutamente mwbf4immediato, è attingibile solo al di là dell'opera mediatrice della mwbf8ragione, quindi solo attraverso il mwbgasentimento o un pensare mwbgeintuitivo che superi la ragione stessa: strumento filosofico per eccellenza secondo Schelling è l'mwbgiarte.cite-ref-61[61]

Un certo neoplatonismo mwbggestetizzante è rintracciabile ancora nelle correnti mwbgkdecadentiste e mwbgoirrazionali a cavallo tra mwbgsOttocento e mwbgwNovecento; in mwbg0D'Annunzio ad esempio è costante il riferimento al desiderio di un'unione totale con l'mwbg4Anima del mondo (mwbg8panismo), attraverso la ricerca di un piacere mwbhasensuale.

Note

cite-note-platonismo-11. Il termine "neoplatonismo" è stato coniato solo nel XIX secolo per indicare appunto quelle nuove interpretazioni che si erano andate via via sovrapponendo a partire dall'età ellenistica, ma che erano sempre state identificate col pensiero stesso di Platone, ritenuto quasi un loro capostipite (cfr. mwbhkmwbhomwbhsCenni sulla tradizione platonica), su mwbhwparodos.it. mwbh0URL consultato il 10 marzo 2020 mwbh4(archiviato dall'mwbh8url originale il 13 marzo 2016).
cite-note-21. mwbimGiovanni Reale, mwbiqRaffaello: la "Scuola di Atene", § XV, pag. 37, Milano, Rusconi, 1997.
cite-note-33. Dopo la possente rielaborazione dell'età ellenistica, lo scisma dell'880 d.C. tra la Chiesa greca e la Chiesa romana separò il destino del platonismo greco-bizantino, che avrebbe continuato a conoscere e commentare le opere di Platone e dei suoi epigoni, da quello occidentale, che dopo aver seguito un proprio autonomo itinerario filosofico, a partire dal Rinascimento avrebbe integrato questo suo patrimonio con la riscoperta dell'originaria tradizione neoplatonica.
cite-note-44. mwbisGiuseppe Faggin, introduzione a mwbiwLa presenza divina (op. cit. in bibliografia).
cite-note-55. mwbjaIbidem.
cite-note-66. Le notizie biografiche su Plotino provengono quasi totalmente dalla mwbjqVita di Plotino scritta dal suo discepolo mwbjuPorfirio.
cite-note-77. «Noi siamo gli esegeti delle teorie di tanto tempo fa, la cui antichità ci è testimoniata dagli scritti di mwbjkPlatone. Prima di lui anche mwbjoParmenide affermava una simile dottrina quando riduceva all'unità l'essere e l'intelligenza, e negava che l'essere consistesse nelle realtà sensibili. Egli diceva che l'mwbjsessere e il mwbjwpensiero sono la stessa cosa» (mwbj0Enneadi, V, 1, 8, trad. di G. Faggin, mwbj4op. cit.).
cite-note-88. mwbkiVittorio Mathieu, mwbkmCome leggere Plotino, op. cit. in bibliografia.
cite-note-99. mwbkcWerner Beierwaltes, mwbkgPlotino. Un cammino di liberazione verso l'interiorità, lo spirito e l'Uno, Vita e Pensiero, Milano 1993 ISBN 88-343-0546-9.
cite-note-1010. Si tratta di scuole e correnti dai confini approssimativi, che seguono lo schema tracciato da Praechter, il quale distinse anche tre tendenze complessive: una filosofico-speculativa, seguita dalla scuola romana di Plotino, da quella di Siria e di Atene; un'altra di impronta teurgico-religiosa, facente capo alla scuola di Pergamo; e una terza più scolastica ed erudita presente nella scuola di Alessandria, e in seguito nei primi pensatori cristiani dell'Occidente latino (cfr. K. Praechter, mwbk0Richtungen und Schulen im Neuplatonismus, in AA.VV., mwbk4Genethliakon für C. Robert, 1910, pp. 105-156).
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cite-note-1313. Si trattava dell'antica mwbl4Accademia platonica risalente al mwbl8387 a.C., ma rifondata da mwbmaPlutarco di Atene alla fine del IV secolo.
cite-note-1414. Polymnia Athanassiadi, mwbmqLa lutte pour l'orthodoxie dans le néoplatonisme tardif, de Numénius à Damascius, Parigi, Les Belles Lettres, 2006.
cite-note-1515. G. Reale, mwbmgIl pensiero antico, pag. 476, Vita e Pensiero, Milano 2001.
cite-note-1616. Soprattutto il dialogo mwbmwParmenide era ritenuto la sintesi più efficace del pensiero di Platone (cfr. W. Beierwaltes, mwbm0Il paradigma neoplatonico nell'interpretazione di Platone, op. cit. in bibliografia, riedito in AA.VV., mwbm4mwbm8Verso una nuova immagine di Platone, a cura di Giovanni Reale, pagg. 45-69, Vita e Pensiero, Milano 1994 ISBN 88-343-0815-8).
cite-note-1717. Plotino ad esempio vedeva già presente in Platone la sua dottrina delle tre ipostasi: Uno, Intelletto e Anima (cfr. mwbnqEnneadi, V, 1, 8-9).
cite-note-1818. mwbngMarsilio Ficino giunse ad affermare che «Platone stesso parla nella persona di Plotino», e che «lo stesso spirito ha ispirato la bocca platonica e quella plotiniana» (cit. in mwbnkGabrio Pieranti, mwbnomwbnsIl neoplatonismo nell'arte rinascimentale, in mwbnw«Arte e artisti», vol. 2, cap. 3, Istituto Italiano Edizioni Atlas, 2011, p.mwbn0 11. mwbn4URL consultato il 10 marzo 2020 mwbn8(archiviato dall'mwboaurl originale il 4 dicembre 2018).
cite-note-1919. F. Paparella, mwboqLa metafora del cerchio: Proclo e il Liber viginti quattuor philosophorum, in «La tradizione ermetica dal mondo tardo antico all'umanesimo», Atti del Convegno nazionale di studi, Napoli, 20-24 novembre 2001, a cura di P. Lucentini, I. Parri e V. Perrone, Turnhout, Brepols 2003, pp. 127-138.
cite-note-2020. Secondo mwbogVittorio Mathieu vi era tuttavia una differenza tra il ciclo detto «alessandrino», utilizzato da Plotino e altri filosofi, in cui l'Uno rimane mwboktrascendente rispetto alla dispersione del molteplice, e il ciclo «mwboognostico», dove invece si ha una caduta di Dio stesso che si rovescia nel suo contrario (cfr. V. Mathieu, mwbosmwbowLa speranza nella rivoluzione, pag. 61, Armando editore, Roma 1992 ISBN 88-7144-302-0).
cite-note-212. Secondo mwbpeElémire Zolla, il mwbpiglifo della Y riconduce all'insegnamento di mwbpmFilone simboleggiando la mwbpqparola capace di penetrare nell'essenza duale della realtà (mwbpuElémire Zolla, mwbpyAndroginia, Madrid, Debate, 1990, p. 21).
cite-note-223. Da un disegno di mwbpoGustave Doré che raffigura la contemplazione di mwbpsDante e mwbpwBeatrice del cielo mwbp0empireo.
cite-note-2323. Concetto espresso da mwbqeCusano nel significato teologico di Dio come mwbqiposse ipsum, scilicet omnis posse, «potere stesso, cioè il potere di ogni potere» (cfr. Cusano, mwbqmDe apice theoriae, in AA.VV., mwbqqLa persona e i nomi dell'essere, Vita e Pensiero, 2002, pag. 880).
cite-note-2424. mwbqgWerner Beierwaltes, mwbqkAgostino e il neoplatonismo cristiano, Vita e Pensiero, 1995.
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cite-note-4646. Evola incorporò elementi di una metafisica neo-platonista nella sua visione di una spiritualità mwbaipagana Romana rinnovata e mwbamghibellina, in opposizione alla modernità e al cristianesimo. Anche l'esoterista mwbaqArturo Reghini, da una diversa prospettiva, promosse il neoplatonismo come fondamento per il recupero delle antiche tradizioni mwbaureligiose romane (Christian Giudice, mwbaymwbacOccult Imperium: Arturo Reghini, Roman Traditionalism, and the Anti-Modern Reaction in Fascist Italy, pag. 66, Oxford University Press, 2022 ISBN 978-0197610244).
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cite-note-4848. La visione neoplatonica di mwbbiRupert Sheldrake prevede cioè, all'interno della sua teoria della causalità formativa, l'esistenza di una zona vibratoria mwbbmarchetipica, chiamata appunto «campo morfico», ritenuto in grado di influenzare gli esseri viventi determinandone la forma e il comportamento. Attraverso i campi morfici infatti gli esseri otterrebbero un'impronta o un influsso, non spiegabile sulla base di un mero meccanicismo, con cui regolare le attitudini della loro specie (cfr. Sheldrake, mwbbqA New Science of Life, 1981).
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Bibliografia

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Collegamenti esterni

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